Le prime immagini di angeli rappresentati con le ali sono negli affreschi delle catacombe romane, sui rilievi di sarcofagi del IV secolo e nei più antichi mosaici di Roma.  degli arcangeli presso le catacombe di piazza Navona. Qui la devozione all’Arcangelo si conferma come culto popolare dove gli elementi ebraici si mescolano con le prime tradizioni cristiane e le più antiche e radicate pagane.

Bisanzio 

Originale del Mosaico presso il Bolde Museum di Berlino

Ma il culto di San Michele e degli angeli parte dall’Asia Minore, in Frigia in particolare, prima del IV secolo dove si radica su di un precedente culto migrando a Caria, in Bitinia e sulle rive europee del Bosforo, un culto nel quale Michele prende il posto di diversi Dei alati entrando a Costantinopoli nel Palazzo imperiale, nella seconda metà del V secolo. Conosce infine una diffusione più importante, sotto il regno di Giustiniano, a favore del Cristianesimo sul paganesimo.

Sempre nel periodo bizantino abbiamo traccia storica del più antico santuario in Siria. Il Santuario di Huarte, noto per i suoi miracoli di guarigione e per le acque curative. l’Identità di Medico guaritore, il Santo Arcangelo, la porta con sé dalla Palestina e la devozione di carattere medico-miracoloso con l’appoggio imperiale di Costantino si voterà all’aspetto militare. Dal VI secolo passerà a difensore degli eserciti imperiali e fino a tutto il periodo macedone.

L’Arcangelo patrono delle sorgenti curative si tramuta decisamente in archistratega degli eserciti celesti che difendono Costantinopoli a partire dalle minacce arabe dalla fine del VII secolo: l’iconoclastia distruggerà o, proverà a farlo, tutte le testimonianze di questo culto ma ormai i suoi tratti principali sono impressi nel pensiero collettivo e buona parte di essi ha spiccato il volo e messo radice in Occidente”.

I tratti iconografici di Michele saranno quindi in costante evoluzione fino ad assumere come Attis il ruolo di Invictus e kosmokratôr

Apparirà sugli stemmi dei Vescovi di Filippopoli in Tracia, Chonai e Germia, in Frigia, in Bitinia e Sidea in Pamfilia. Non abbiamo tracce certe  della sua venerazione in Tracia.

Abbiamo notizie di monasteri  dedicati all’Archangelos a Satyros, sulla riva asiatica del Propontide. Costruito nel 873-874, dal Patriarca Ignazio e legato all’apparizione dell’Archistratega. Verrà raccontato che l’imperatore Niceforo (802 – 811) scoprirà miracolosamente, nel corso di una battuta di caccia, una vecchia tavola sostenuta da una colonna e recante l’iscrizione: “Questo è l’altare dell’apparizione dell’Arcangelo Michele che fu fatto all’apostolo Andrea”.

San Michele – dettaglio. Copia dell’abside ex Basilica di San Michele in Africisco – Ravenna

Il monastero di Docheiaron sull’Athos, fondato alla fine del X secolo, fu dapprima dedicato a Gabriele e Michele, per poi essere posto sotto la sola invocazione di Michele nella seconda metà dell’XI secolo. I miracoli vi sono attestati dall’XI secolo, particolarmente sotto Niceforo Botaniates (1078 – 1081). 

Troviamo traccia di una fondazione più antica da parte dell’imperatore Eraclio, nel VII secolo dopo la vittoria sui Persiani, grazie all’intervento di Michele. Eraclio in una notte  pone la reliquia della Vera Croce, che riportava a Costantinopoli, in una chiesetta della Vergine, non senza marcare il sacro legno col nome dell’Arcangelo e Archistratega Michele e raccontando di come arcangelo nella notte faccia scoppiare un incendio non volendo abbandonare il luogo.

Si narra inoltre del monaco Efraim che vede nel santuario molti uomini dalle splendenti vesti di luce comandati da una specie di gigante, illuminato da raggi e rassomigliante all’icona dell’Arcangelo che si rivelerà Michele che tormenta l’economo del monastero, recentemente defunto, e che si era dimostrato poco scrupoloso

Michele normalmente si muove solo e talvolta appare come cavaliere di luce o come figura gigante, ma è chiaro che più spesso l’Arcangelo o Archistratega, non si qualificherà aghiòs, santo, ma a volte megalòs, grande e soprattutto divino, è un protettore per tutte le circostanze della vita. 

Sempre presso lo stesso monastero troviamo un altro episodio. Gli Angeli sono già venuti incontro a Teodoro ammalato, quando egli è guarito da “un giovane di grande taglia, simile agli Angeli che sono là, ma molto superiore ad essi, nella gloria”. Teodoro, avendo riconosciuto in Michele il suo guaritore, fonda a fianco del suo primo oratorio a Sikeôn, una chiesa dedicata all’Arcangelo. 

Sikeôn è alla confluenza del Sibari e del Sangarios, presso un ponte costruito da Giustiniano, su di un asse viario importante. Giustiniano a Costantinopoli riceverà per mano di un bambino il nome della dedicazione di Hagia Sophia proprio dopo aver pregato San Michele, ma per questa leggenda non abbiamo un testo sicuro.

San Michele e Gabriele dettaglio XII secolo- Basilica di Sant’Apollinare in classe – Ravenna – Sito patrimonio dell’umanità UNESCO

Giustiniano Imperatore che con Teodora mai valicherà il confine italiano ma dedicherà all’Arcangelo mosaici di grande valore presso la capitale del regno a Ravenna.

Troveremo infatti la prima immagine di San Michele raffigurato insieme all’Arcangelo Gabriele si trova nei mosaici dell’arco trionfale della basilica di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna (ca 549) e a Roma nelle catacombe di Sant’ Agnese in Agone (Piazza Navona) e presso Santa Maria Antiqua (Fori imperiali) mentre l’immagine della figura intera di Michele con un globo nelle mani con croce d’oro è conservata nella Basilica di Santa Eufrasiana a Parenzo in Croazia (ca 543-553). L’iconografia bizantina raffigura spesso l’Arcangelo in abiti da dignitario di corte.

Dal 500 la figura dell’Arcangelo va a eradicare culti pagani assumendo gli aspetti delle diverse divinità che incontra sul territorio: Apollo, Mercurio, Ercole Italico, Attis, Esculapio, Calcante, Podalirio, Saturno,Vesta,Mithra, portando a compimento la conversione dei fedeli al cristianesimo.

Nell’Impero Romano d’Oriente troviamo Michele venerato in Egitto e nei territori dell’impero come Angelo del popolo, medico, patrono dei naviganti e dei contadini; Signore delle Acque, protettore delle fonti e sorgenti curative.

Nelle prime raffigurazioni lo troveremo vestito di una lunga tunica, più o meno ricca e mantello purpureo che nel tempo acquista valore, come per il San Michele in Santa Maria Maggiore di Monte Sant’Angelo. Tiene in mano il LABARO, come nel mosaico di Ravenna in San Michele in Africisco, dove troviamo tre volte l’invocazione TRISAGHION ( Tre volte Santo ). Rappresentato nel tempo come un giovane Imperatore lo troveremo affrescato con il Globo Crucigero a tutela del mondo ed al tempo stesso a tutela delle famiglie regnanti .

Nel tempo la tunica si accorcia, arriva lo scudo, la spada, i calzari; assume l’aspetto di guerriero, immagine che ancora oggi lo identifica.