Nel mondo pastorale la devozione ha un ruolo fondamentale come dimostrano i molti ex voto che raccontano paure, timori reverenziali, pericoli di una “Natura” non sempre benigna, di richieste di guarigioni per familiari e per il bestiame. 

Proprio questi oggetti devozionali hanno scritto la storia dei tanti  “pellegrini” che sin dal paleolitico li offrono come dono di ringraziamento alla Dea Madre, prima forma di divinità conosciuta e alla quale spettava un compito impegnativo: l’ascolto delle richieste e la buona resa del terreno, la protezione degli animali, i miracoli di guarigione.

Attraverso i secoli la Dea arriverà ai primi altari casalinghi, con la fiamma di Vesta a protezione della casa, al culto familiare dei Lari ed alla costruzione nei luoghi sacri di templi che portano alle prime forme di pellegrinaggio.

Michele protettore dei pellegrini

Dovremo però attendere il medioevo per trovare il termine per come lo conosciamo.

PELLEGRINO dal latino PEREGRINUS -PER  attraverso  – AGER campo: colui che attraversa i campi, fuori delle città e che man mano assume il significato di forestiero, straniero e, diversi sono gli stranieri che attraversano campi nella storia biblica a cui San Michele farà da Custode: AbramoIsaccoGiacobbeMosè.

San Michele sarà anche il custode delle Donne nella Bibbia, delle Matriarche, passando dall’Antico al Nuovo Testamento; donne che faranno parte della discendenza di Re e del Re dei Re e che “in viaggio” dalla loro terra politeista incontreranno la vera fede nell’unico Dio. Gli esempi più belli li ritroviamo nelle storie delle eroine femminili spesso collegate a feste liturgiche della tradizione ebraica come il “Rotolo di Ester” e il “Libro Ruth” o nell’Annunciazione a Maria, dove Gabriele sostituisce Michele o, nell’Annunciazione della resurrezione di Gesù a Maria Maddalena e questa volta sembra proprio essere Michele, l’Arcangelo, che la Maddalena e le altre due Marie “vedono” presso la tomba vuota .

Le origini del culto pastorale

Ma ancor prima che il nostro Tassiarca faccia ingresso nella penisola italica, in veste di protettore delle greggi e dei transumanti, incontriamo i suoi precursori al fianco delle Dee Madri, culti maschili quindi di cui il più importante nel meridione sarà Ercole Italico, divinità agro pastorale che con la diffusione del cristianesimo si trasformerà nell’Arcangelo Michele.

Ercole sarà uno dei tanti Dei assorbiti da San Michele come Apollo, Mithra, Mercurio e molti altri; un culto fortemente radicato nelle popolazioni Sannite e non solo. Toccherà i porti di scambio commerciali trovando piena realizzazione nei templi che gli verranno tributati, sia nell’entroterra che sulla costa, come Poseidonia. Sarà scelto come protettore delle greggi, dei pastori e dei marinai a cui assicurava un “viaggio sicuro”.

Ercole/Eracle il cui nome ha in sé la Dea Hera, Dea della natura e della legge ed il suo nome è un inno alla gloria della Dea. 

Hera, che sarà sempre con lui in tutti i santuari che incontreremo e prenderà il nome delle divinità femminili locali. Ercole suo protetto che riesce a domare le forze della natura e ad imporre la legge e la giustizia applicandola in modo equo.

Troviamo in questo connubio un gemellaggio che nei secoli a seguire diverrà una costante Ercole/ Michele – Hera/ Maria.

Dall’inizio del suo viaggio, alle sue 12 fatiche, all’arrivo in Italia (prima di rientrare in Grecia) lascerà dietro di sé la fama di civilizzatore e protettore di pastori, mandriani e nella nostra penisola farà breccia proprio nel loro cuore in questa ultima veste tanto da scegliere Lui  come unico Dio protettore poiché l’unico in grado di scacciare i demoni della natura, della Terra.

L’Ercole dei Sanniti, dei Marsi, degli Equi sarà affiancato al Dio Silvano che oltre alla pastorizia si lega al culto della guarigione, al culto delle grotte, della pietra e dell’acqua, così come Diomede, Calcante e Podalirio che ritroveremo sul Gargano

Tutti questi Dei maschili saranno sempre affiancati a divinità femminili portatrici di salute, prosperità, abbondanza e rinascita.

Ercole troverà la  sua paredra Hera  nella laziale Bona Dea, Cupra, Angizia, Feronia, Diana ( in Puglia ne abbiamo traccia a Manfredonia nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Siponto ) e Cibele,culto che arriverà dal lontano mediterraneo orientale che ha in Attis la sua controparte.

E in origine sarà proprio Attis in alcune zone italiche a prendere il ruolo di protettore dei monti, custode dei pastori, abitante delle grotte essendo anche egli una divinità collegata al culto di morte e rinascita, legata al solstizio di primavera ed all’equinozio d’autunno, periodi di transumanza .

Attis quindi sarà il primo protettore delle greggi poi soppiantato da Ercole, Dio italico per eccellenza.

Il culto cristiano

Con l’avvento del cristianesimo sarà naturale trasferire il culto da Ercole a San Michele dove i simboli che caratterizzano  il Dio verranno assegnati all’Arcangelo per eccellenza. La clava e la pelle del leone diventano  la spada ed il manto. Il culto si diffonde man mano nel Lazio, Molise, Puglia e arriva in Abruzzo alla metà del V secolo,  grazie ai transumanti, i pastori che sui tratturi con le loro greggi  raggiungono le pianure pugliesi per passare l’inverno, tributando la loro devozione alla Grotta di Monte Sant’Angelo.

Le prime vie Tratturali, le vie dei Mandriani saranno nel tempo vie commerciali che porteranno all’incontro di diversi mestieri e culture dove 

L’Ercole Italico sarà testimone di trattative commerciali. I giuramenti, le stipule, le richieste, inizialmente saranno poste sui primi altari all’aperto dedicati al Dio. Nel corso del tempo i luoghi “sacri” saranno monumentalizzati creando un area riparata arrivando al tempio, dapprima a vista e poi coperto. I transumanti, seguendo l’antico tratturo che univa il tirreno all’adriatico, troveranno sempre un luogo in cui potersi interfacciare con il loro protettore.

Le vie pastorali

Dall’appennino, con l’antica città di Porfino che attraversa la via Tiburtina, Ercole/Michele inizia il suo viaggio su di un antico percorso pastorale, arrivando in centro Italia a Caere (attuale Cerveteri antica città dell’Etruria meridionale) che costeggia l’Aniene e confluisce con il Tevere presso l’antica Fidenae dove, pochi anni più tardi, verrà costruita la prima basilica dedicata all’Arcangelo presso il VII Miglio della Via Salaria.Entra a Roma scendendo verso sud e si va ad “ancorare” al  foro Boario il più grande mercato del bestiame dell’antichità e dove ancora oggi abbiamo il tempio di Ercole Olivario e di Portinus.Proprio qui sulle sponde dell’ Isola Tiberina troveranno attracco da nord delle navi etrusche e dal sud tutti gli arrivi del Mediterraneo facendo del tempio di Ercole una sosta sacra. 

A Roma diverrà protettore dei Re, protettore degli armenti e del commercio e nei pressi del Circo Massimo verrà costruito il suo tempio sotterraneo più importante, l’Ara Maxima , nella cui abside e’ visibile un piccolo simbolo riconducibile all’Arcangelo Michele che ritroveremo inciso sui muri della Basilica dell’Arcangelo nel Gargano.

In questo luogo verrà costruita successivamente l’attuale chiesa Greco-Ortodossa di Santa Maria in Cosmedin. Dobbiamo inoltre ricordare che lo stesso Romolo per la fondazione di Roma terrà in considerazione questo luogo ritenendolo benefico, protetto e importante.

Da Roma il percorso di Ercole si snoda su due vie Tratturali: la prima si incammina verso la foce di Ostia ricca di saline e pascoli, elementi tipici dei tratturi nell’entro terra italiano, dove troviamo un tempio del Dio ad Ostia Antica a carattere oracolare in simbiosi con la grotta di Monte Sant’Angelo; la seconda si incammina verso Bojano arriva ad  una grotta -Sant’Angelo in Grotte – tappa del nostro Cammino- e giunge fino a Monte Sant’ Angelo dove il culto sarà identificato nel tempo solo con Michele. 

La fusione con San Michele sarà inoltre naturale nelle zone Sannite intrise di culti legati al maschile e alla Dea Madre.

L’Arcangelo è molto simile alla dea arcaica della terra, Potnia Theron, protettrice degli animali, preposta alla rigenerazione della natura, taumaturga, associata all’Arcangelo all’aspetto ctonio che ritroveremo in Puglia e sulla linea dei sette santuari dedicati all’Arcangelo e in tutti i luoghi in cui ritroveremo delle grotte dedicate al Santo.

Bisogna inoltre ricordare che, in ogni santuario michelita, troveremo sempre la sua controparte femminile e spesso nella veste della Madonna delle Grazie, Madonna del Latte o Madonna Nera, ad attendere con San Michele alle richieste dei fedeli. 

Maria seduta in trono con il Bambino e l’Arcangelo,  il cui culto dal basso Lazio si espande fino a tutto il meridione mantenendosi nei secoli vivo, culto che li vede sempre fianco al fianco.

La sovrapposizione di Michele con i culti pagani sarà quindi estremamente semplice nonostante la diffidenza della prima Chiesa verso il culto degli angeli (come ricorda il concilio di Laodicea del 336 – canone 35 – che vieta pratiche di adorazione ed invocazione), ma nonostante questo e l’assenza di reliquie che rendano il luogo miracoloso si giunge alla consacrazione di molti santuari, chiese, cappelle, spelonche, grotte, lungo diverse vie, ma soprattutto lungo i Tratturi. Queste strade vastissime si uniranno alle Strate Romee e successivamente alle più note Longobarde e Francigene, tutte vie di pellegrinaggio

Caratteristiche tipiche del passaggio dei pellegrini saranno gli ex voto ritrovati lungo le vie dei santuari che potevano essere acquistati da tutte le classi sociali, prodotti in loco.

In questo contesto, i transumanti hanno un ruolo di grande importanza. I pastori attraversavano quei territori che oggi sono parte del Lazio, Abruzzo , Molise e Puglia fermandosi proprio nel Gargano e, nelle pianure pugliesi, con una presenza stagionale che è perdurata fino in epoca moderna spostando periodicamente il bestiame dalla prima settimana di maggio all’ultima di settembre, nei mesi freddi in pianura o nei fondo valle, nei mesi estivi nei pascoli montani. Questa particolare forma di pastorizia ha origine nell’età del bronzo trasformandosi da nomade in semistanziale.

Nel lasso di tempo che va dal I secolo AC al I secolo DC , l’evolversi della figura di Michele sarà da ricercare presso diversi centri tra cui Siponto, città importante, strategica, porto commerciale e meta di approdo di chi dalla Palestina, dalla Terra Santa, dall’Egitto arriva nella penisola. Siponto non è solo il centro dell’ attività religiosa cristiana, ma un mix di scuole, pensieri, dottrine e riti che fanno di questo luogo la sede che vedrà consolidare la figura di San Michele.

I tratturi 

 

Le grandi vie dei Tratturi hanno origini preistoriche come spiega Gabriella Marucci nel suo libro “l’Arcangelo”:

Il termine Tractoria deriva dal latino ed è utilizzato nel diritto agrario romano per indicare l’istituzione dell’uso gratuito delle vie pubbliche, curate e protette dallo stato

Regolamentate già dai romani dal III/ II secolo a.c. erano ” battute” incessantemente da comunità che avevano nella pastorizia la loro fonte di sostentamento.

Le transumanze hanno caratterizzato per secoli la vita dei pastori in viaggio: da Ottobre a Maggio camminavano assieme alle loro greggi in un lento e metodico passo e in una unione che segnerà l’inizio di un racconto millenario. 

Spesso ci si fermava, ci si ristorava e si invocava il Dio protettore e lì, proprio dove si era invocato, venivano ammassati dei sassi creando un piccolo altare che nel tempo e l’incontro con la fede ne farà dei santuari, luoghi di culto per pregare. 

Qui si potrà sostare, interrogare e ripararsi sotto la protezione del loro Dio praticando ed incentivandone il culto . Nel tempo diventeranno grotte, spelonche, romitori luoghi di riconoscimento ed incontro della comunità pastorale in viaggio verso il tavoliere delle puglie ed al loro rientro al termine della stagione.

Troveremo inoltre sin dalle prime storie bibliche racconti di grandi transumanze nei patriarchi che saranno “pastori di greggi e di popoli”, così come Gesù. I pastori batteranno anno dopo anno gli stessi sentieri creando un percorso che segnerà l’inizio delle “Vie” per come le conosciamo oggi.

I tratturi nel Medioevo

Il traffico su queste arterie sarà sostenuto fino alla caduta dell’Impero Romano. Dimenticate nei secoli bui dell’alto medioevo verranno  riscoperte a cavallo tra il XII e il XIII secolo. La loro sopravvivenza è legata ai transumanti ma soprattutto alla Transumanza  Sacra, inizialmente posta sotto la tutela di Ercole passa nel tempo sotto l’ala protettrice di San Michele.

La singolarità che ritroveremo è il trasporto secolare che il culto del Dio nelle e, delle grotte, ha portato sino all’Arcangelo, in un gemellaggio che ha origini antiche, sin dall’Asia Minore e successivamente in Grecia. 

Sono state rinvenute alcune iscrizioni, un questo caso greche, del V e del VI secolo dove San Michele era a custodia delle porte cittadine e non a caso nella stessa Benevento longobarda troveremo ben sette chiese presso le otto porte della città . 

Ercole stesso prima dell’arrivo di Michele in Grecia aveva avuto la stessa funzione come guardiano delle porte, funzione che ritroveremo anche a Roma proprio al VII miglio della Via Salaria dove sorgerà la prima basilica occidentale di San Michele. 

Diversi esperti hanno rintracciato un tempietto votivo di Ercole Italico e della Dea Madre, andati perduti, ma abbiamo prova della loro esistenza grazie a lavori di scavo effettuati dalla Sovrintendenza di Roma nell’area tra la Salaria e il Fidenate, area a carattere agro pastorale. I reperti oggi visibili sono all’interno di uno spazio museale del Centro Commerciale di Porte di Roma con un area espositiva dedicata. 

Vi troviamo diversi ex voto dedicati alla Dea e una testa di Ercole proveniente proprio da Castel Giubileo dove sorgeva la prima basilica del “Beati Archagelo in Septimo“.

Si può quindi dedurre che Ercole e san Michele vegliavano su Roma e che la prima basilica sia sorta proprio in luogo già noto come “porta cittadina” a protezione della città.

Grazie all’evangelizzazione e al passaparola, che funziona sempre, all’azione dei longobardi, il culto di San Michele si insidia facilmente ed Ercole viene messo da parte. I suoi santuari sono consacrati a Michele cosa che vedremo successivamente anche per Maria dove sarà Lei a prendere “possesso ” dei santuari rupestri.

A San Michele passarono tutti i patrocini di Ercole sui pastori e sulle mandrie, sulla salute delle famiglie, alle attribuzioni taumaturgiche oltre all’aspetto di Giovane Guerriero.

Per le regolamentazioni dei tratturi in tempi successivi si dovrà attendere Alfonso d’Aragona che promulgherà la “regola dogana della mena delle pecore in Puglia“, regola soppressa nel 1806 che tutelava chiunque volesse transitare sulle vie sotto attenta vigilanza, garantendo di arrivare sani e salvi e di vendere la lana al pagamento di un’imposta, la fida.

In questa epoca la transumanza registra dati di massima espansione sulle quattro vie principali più le secondarie. I territori più “battuti” saranno le regioni di Abruzzo e Molise e proprio il Molise è la regione di passaggio obbligatoria della transumanza appenninica come ci ricorda sempre Gabriella Marucci. 

I pastori una volta giunti in Puglia sostavano nei pascoli affittati per circa otto mesi da Settembre/Ottobre a Maggio, periodo calendariale che troviamo narrato presso la Basilica di San Michele Maggiore di Pavia.

Testimonianze

Dobbiamo segnalare per dovere di storia che non esiste nessuna documentazione scritta del tempo  di questo fenomeno e tutti gli esperti concordano nel ritenere che le fonti più attendibili sono le storie narrate e, successivamente trascritte  attraverso le generazioni che hanno raccontato e “camminato” in prima persona su queste vie e, che, ogni luogo o “memoria sacra” ritrovata, donava loro fiducia, sicurezza e fede ricordando che tutto sarebbe andato bene.

Non avendo registri scritti del massiccio flusso di transumanti abbiamo rischiato di perdere questo importante patrimonio legato all’importanza economica del tempo, dei luoghi, del bestiame e della lana, lasciando ai pastori, protagonisti inconsapevoli la vera memoria storica.

L’UNESCO nel 2019 ha inserito la Transumanza nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, riconoscendone il valore storico ed umanistico